Cardiotocografia (CTG)




 La cardiotocografia (CTG) è uno strumento molto diffuso in ostetricia per la valutazione del benessere del feto in ambito perinatale e della presenza, frequenza o assenza di contrazioni.

Tale esame permette di:
• Indagare il benessere fetale attraverso lo studio del battito cardiaco fetale;
• Rilevare la presenza o l'assenza delle contrazioni uterine e la loro frequenza
 Lo strumento utilizzato per questo esame prende il nome di cardiotocografo, simile per dimensioni e forma ad una piccola scatola al quale sono collegati due rilevatori (o trasduttori) che vengono applicati all’addome della mamma, attraverso due fasce elastiche.
La prima è collegata al  rilevatore a ultrasuoni del battito cardiaco e va collocata nel punto dell’addome in cui si ha una percezione ottimale del battito del feto; la seconda è collegata ad un misuratore meccanico che rileva le contrazioni uterine e viene posizionata in prossimità del fondo dell’utero.

Lo strumento pertanto individua 2 fattori:
1. la frequenza cardiaca fetale (Cardio);
2. la contrattilità uterina (Toco).



A tal scopo viene utilizzato uno strumento che si avvale di ultrasuoni per il rilevamento del battito cardiaco fetale ed un sistema di variazione di pressione per il rilevamento delle contrazioni uterine.
Queste due sonde vengono applicate sull'addome della donna e mantenute in posizione mediante delle fasce elastiche.
 Il monitoraggio CTG mette in evidenza quindi se vi è un'attività contrattile dell'utero, e analizza soprattutto le variazioni di frequenza cardiaca del feto.
 In genere il primo monitoraggio viene eseguito non prima della 38a settimana di gestazione assieme agli altri esami che si effettuano di routine in vista del parto (emocromo, elettrocardiogramma, controllo della pressione arteriosa, etc.).
Si tratta di una tecnica completamente priva di rischi sia per la mamma che per il bambino, viene effettuato dal ginecologo o da un’ostetrica, e in genere dura da 30 minuti ad 1 ora, durante i quali la gestante è distesa su un lettino o seduta su una poltrona, in ogni caso in una posizione comoda.

  

Inoltre il monitoraggio cardiotocografico costituisce a tutt’oggi il sistema di misurazione più efficace per mettere in evidenza un’eventuale sofferenza fetale, infatti la relazione tra la frequenza cardiaca del feto e le contrazioni dell’utero permettono al ginecologo o all’ostetrica che effettuano l’esame di trarre importanti informazioni circa lo stato di salute del bambino.
La frequenza cardiaca del feto viene visualizzata su uno schermo e queste rilevazioni, assieme a quelle che riguardano le contrazioni uterine, vengono registrate istante per istante su carta millimetrata, simile a quella utilizzata per l’elettrocardiogramma. La striscia di carta esce direttamente dall’apparecchio e mostra in alto il tracciato relativo al battito e, più in basso, quello che riguarda l’attività contrattile dell’utero. Mentre è in corso il monitoraggio la mamma può sentire “in diretta” le pulsazioni del cuore del piccolo, grazie a un amplificatore interno all’apparecchio, e questo provoca spesso una grande emozione nella mamma  o in entrambi i genitori che sentono sempre più vicino il momento tanto atteso in cui conosceranno il loro piccolo.

La frequenza considerata normale delle pulsazioni oscilla in media tra 120 e 160 battiti al minuto ma può variare a seconda delle diverse esigenze dell’organismo del feto; le pulsazioni rimangono costanti quando il bambino dorme, in questo caso per valutare esattamente la frequenza delle pulsazioni l’esame potrà essere prolungato e durare anche 40-60 minuti perché si deve attendere che il bambino si svegli.

Oltre che in prossimità della data prevista per il parto (DPP) ci si avvale di questo esame nelle ultime settimane di gravidanza in presenza di un problema di salute della futura mamma o del piccolo. In questo caso il monitoraggio è utile se c’è il sospetto di un accrescimento fetale ritardato oppure se la mamma soffre di particolari disturbi che potrebbero nuocere al bambino. Un altro caso in cui il ginecologo può decide di sottoporre la futura mamma ad una serie di monitoraggi si ha quando la gravidanza si protrae oltre la 40° settimana di gestazione: in una circostanza del genere la cardiotocografia è finalizzata ad accertare che la placenta funzioni ancora correttamente e che il bambino continui a crescere bene. In questo caso può essere necessario che la mamma si rechi a controllo a giorni alterni per tenere la situazione sotto controllo

La cardiotocografia per le pazienti esterne viene effettuata tutte le mattine, previa prenotazione telefonica presso il reparto allo 0815570249, ed ogni volta il medico responsabile lo ritenga opportuno.